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lunedì 6 agosto 2012

Cicloracconto

Sono sul pullman, di ritorno dal decimo Ad Maiora, dall’ultimo meraviglioso tour organizzato magnificamente dal Condottiero, che per 10 anni ci ha fatto zigzagare per tutta l’europa alpina alla scoperta di posti unici, incredibili che difficilmente, se non si pedala, si ha la possibilita’ di scoprire e godere.
Siamo partiti martedi, da Lugo in 14, decimati da defezioni dovute alla vecchiaia, alla crisi economica, alle mogli incazzate e alle cavallette! Ma parlare di chi non e’ venuto mi sembra inutile (gli assenti han sempre torto) …
Unica assenza di rilievo Nisio, che non e’ stato ammesso perche’ si e’ scoperto che utilizza una bici con motorino elettrico ricavato da una vecchia lavatrice Philco della moglie, che gli fa guadagnare 5 km all’ora ma soprattutto 200 euro al giorno perche’ lava le mutande a tutti i campeggiatori vicini di tenda.
Galibier, mon amor
Martedi siamo arrivati verso le 2 del pomeriggio nel punto piu caldo d’europa, dopo il Frejus e abbiamo iniziato la prima tappa su una salita , ripida  stretta ma piacevole che ha preceduto il famoso Col du Telegraphe, salita nota del tour de France… un prologo divertente, forse il meglio fra quelli già fatti ma indubbiamente maggiormente impegnativo.
Abbiamo sostato per la prima notte a Valloire, un bel paesino di montagna , vivace, che si trova ai piedi del Galibier, il mito di tutte le salite francesi….. E alla mattina dopo una colazione abbondante ci siamo infilati sui ripidi tornanti che ci hanno portato ai 2640 metri del “mostro” francese e, dopo la solita foto di rito tutti a capofitto per 40 km di discesa con ritrovo al Mc Donald di Briancon, ma un po’ per la stanchezza e un po’ per la poca padronanza della lingua francese e con l’aiuto di alcuni gesti, solo pochi sono riusciti ad ordinare e solamente i menu Happy Meal (quelli dei bambini..) contenenti la sorpresina. Dopo questa divertente sosta ci siamo avviati verso la nostra meta della sera , il rifugio sulla Prè de Madame Carle , che e’ incastrato sotto due ghiacciai millenari. Che spettacolo!.
Refuge Cezanne
Ma il problema e’ stato raggiungerlo…. appesantiti dallo zaino zeppi dei vestiti per la notte e del ricambio del giorno seguente, gli ultimi 5 km sono stati micidiali… per fortuna all’arrivo, la gentilezza del proprietario ma piu’ in generale la cordialità che contraddistingue da sempre i nostri cugini transalpini, ci ha accolto con entusiasmo e ci siamo sentiti finalmente a casa… basta ricordare che il Fuso che non si e’ ricordato di dire “s’il vous plait” mentre ordinava una birra e’ stato confinato tutta la notte con le marmotte sul retro del rifugio e solo all’alba una famigliola danese, impietosita dai lamenti, ha chiesto al proprietario di liberare il malcapitato.
Ma la disavventura piu’ grande l’ha vissuta Roberto, il "Monta” , una delle new entry 2012: essendo venuto con una bici comprata all’Ikea , la “Skogglund” non ha previsto che il materiale scadente avrebbe ceduto e durante  la seconda tappa ha inanellato una serie di guasti e forature , fino a che il gruppo ha deciso di abbandonarlo a se stesso di fronte ad un campeggio in disuso con poche speranze di sopravvivenza…. Ma verso le 20 mentre al rifugio stavano per servire la lussuosa cena!!! , da dietro ad un abete secolare lo abbiamo visto sbucare, con  sguardo perso nel buio, lo stesso che hanno le persone sequestrate da Al Queda quando vengono liberate.
Patate e zuppa
Tutti insieme quindi ci siamo uniti a tavola , dove l’Alain Ducasse dell’Alta Savoia ci ha servito una zuppa a base di patate , un secondo a base di patate, e un dolce alla crema di patata…. che con la fame che avevamo, sono andati giù alla grande.
Nel rifugio 2 camerate da 10 ci hanno accolto piu o meno elegantemente… ma il vero dilemma era l’unico bagno per piu di 30 persone… per questo motivo Ezio ha deciso di utilizzare quello all’esterno, realizzato dal Centro Studi per l’innovazione del CERN di Ginevra in joint-venture con la Nasa.
La caratteristica di questi cessi e’ che non hanno il pulsante per tirare l’acqua, ma i getti fuoriescono a loro piacimento senza avvisare… Ezio e’ stato inseguito per un’ora da zampilli gelati, senza pero’ riuscire a lavarsi il culo…. Unica nota positiva i colpi di sole al baffo!. La notte è trascorsa tranquilla grazie alla "piccola vedetta lombarda" Pirelli che non ha chiuso occhio, tenendo sotto controllo i rumori molesti e le possibili fughe di gas.
Comunque alla mattina svegliarsi in questa succursale terrena del paradiso, ci ha fatto dimenticare tutti gli imprevisti e le fatiche e facendoci capire ancora una volta di più, quanto pedalare sia fantastico!

... più che pedalare, si mangia!
 E il terzo giorno Dio creo’ il Vars.
Quella che doveva essere la tappa di trasferimento si e’ rivelata (a detta di molti) la piu’ dura. Iniziata con la discesa dal rifugio, (non e’stato facile staccarsi dal proprietario che anche la mattina ha insistito perche’ rimanessimo...), e’ proseguita sulla Boucle dell’Izoard, una serie di strappi incarogniti posizionati rigorosamente in costiera dove il sole fonde il metallo. Il Vars parte da Guillestre e s’impenna per 20 km ripidi , caldi e impietosi e finalmente dopo ore di sforzi e attacchi di panico e di sole (l’Elena all’ultimo km ha chiesto il divorzio a Pistorius), ci siamo fermati per una sosta rigeneratrice (31°) al Rifugio Napoleon ad 1 km dalla vetta; il mangiare e’ stato buono, il servizio invece un po’ lento… la vecchietta dietro a noi altro non era che una ragazza di 30 anni che anni prima si era seduta e stava ancora aspettando le sue scaloppine al marsala!!!. Poi tutti in picchiata’ fino a Barcellonette , dove per fortuna, essendo il Condottiero un po’ cotto, aveva detto al grande Alfio (l’autista che non ci ha fatto rimpiangere Severino..- anche se mangia il triplo) di aspettarci ai piedi dell’ultima salita prevista, caricando così tutti in pulman… cavalli e cavalieri. Alla sera ci siamo presentati al buffet dell’hotel Du Soleil di Praloup agguerriti e battaglieri. Fernando, altra new entry, ha erroneamente inteso che il cibo del buffet era da finire e che era un peccato lasciare tanto ben di Dio con tutta la gente che muore di fame…e ha iniziato a comporre improbabili piramidi di cibo sui piattini in dotazione nella sala, tanto che alcuni bimbi hanno pensato che fosse un numero promozionale del circo Togni, quando Fernando e’ riuscito ad inanellare 16 tipi di formaggi diversi su un letto di salmone, cozze , pesche sciroppate,anatra all’arancia e olive all’ascolana.
Come rinfrescarsi le idee...
Alla fine fra gli applausi di tutti i commensali, gli hanno persino chiesto l’autografo!!.
Il quarto giorno RIPOSOOO!
Tutti al lago, un lago di origine glaciale che e’ stato attrezzato di spiagge, lettini, bar e pedalo’! Un bagno rinfrescante che ci ha permesso di ritonificare i muscoli provati da giorni di fatiche. L’unica nota stonata??? Il segno dell’abbronzatura sulle braccia nere carbone che contrastano col bianco latteo dei tronchi corporei pallidi e smunti!!
Il premio per la peggior abbronzatura e’ andato a Fabiolino (la terza new entry del gruppo), un giovane di Filo di Argenta, ancora minorenne, che ha come caratteristica quella di parlare un linguaggio tutto suo che solo i monaci tibetani in esilio e il Fuso intendono e comprendono, ma al di la di questo e’ stato bello avere forze fresche e giovani al giro!. Vai così….
Ultimo km della Bonette
E finalmente, come nella grande tradizione Ad Maiora e’ venuto il momento del tappone… l’ascesa della Bonette , la cima piu’ alta d’europa e l’inedita salita al Col de la Moutiere con gli ultimi 3 km insidiosissimi perche’ su fondo sterrato.
Una giornata bellissima ci accompagna per la lunga e piacevole salita della Bonette (30 km circa) e all’arrivo al passo (2.720 mt) non ci si deve illudere di aver concluso perche’ manca il km piu’ duro per raggiungere la cima a 2,802 metri, creata ad arte dai francesi con terra riportata per poter vantarsi della salita piu alta d’europa… sono veramente delle “m.....” ‘sti francesi!!
Poi una veloce discesa , una piccola sosta in paese assolutamente di stile provenzale e poi l’attacco alla salita piu’ ostica quanto sconosciuta di tutto questo Ad Maiora 2012 , il passo della Moutiere, 14 km per scavalcare 1000 metri di dislivello… ma non e’ tutto: alla fine per raggiungere la strada che riscende a Jausiers (dove ci attendeva il pullman) ecco i famosi 3 km sterrati , quelli che hanno convinto Dirani a ritenersi soddisfatto solo della prima salita, i 3 km che hanno sancito definitivamente il divorzio fra Elena e Michele (Pistorius) , i 3 km hanno creato un po’ dei nervosismo fra il gruppo, ma che una volta fatti e finiti ti danno consapevolezza di aver compiuto un impresa quelle che alimentano la passione per la bici.
Sterrato... solo per veri grimpeur!
Durante la salita si e’ notato un Piat particolarmente in giornata che pero’ nel rispetto dello spirito Ad Maiora non ha mai abbandonato la compagnia con i suoi usuali scatti perentori (oramai un ricordo lontano…) ma ha fatto compagnia al condottiero e alla consorte ancora a pezzi per la prematura scomparsa del suo beautycase dimenticato nella camera d’albergo a Valloise: gli siamo stati tutti vicini!.
... si sale alla Cayolle-
Rientro in Hotel con pullman. Solo il mitico Fernando ha pedalato la tappa come originariamente prevista raggiungendo l’hotel a quota 1600 con le proprie gambe pedalando piu’ di 3500 metri di dislivello….. e forse anche per questa impresa alla sera Fernando e’ stato premiato con la maglia “BIANCA” che ogni anno evidenzia l’atleta che maggiormente si e’ contraddistinto nell’intero giro… ma altrettanto ci tengo a precisare che Fernando meriti questo premio al di là di ogni performance sportiva, principalmente perchè e’ un compagno di viaggio ideale: peccato sia entrato nel gruppo solamente da quest’anno.
E poi finalmente il meritato riposo trascorso ognuno nella propria stanza in compagnia delle proprie "arie" (che quest’anno sono aumentate vertiginosamente, sarà l’aria e l’acqua di montagna!!!).
Stamattina ultima tappa: l’ascesa del col de la Coyolle che si staglia fra rocce verticali, profonde gole e cascate fragorose…. Ma forse per l’appagamento più che per la stanchezza, il gruppo si è spezzato in due e alle prime gocce di un irrigatore mal funzionante che ha lanciato due gocce verso la strada, alcuni hanno girato le bici a 10 km dalla vetta per far ritorno al checkpoint con il pulman e concludere così il Tour 2012. Solo in 7 hanno raggiunto la vetta per la foto di rito, dopo 30 km di pura e continua salita.
Gigino "Maglia Nera 2012"
Adesso siamo sul pullman a 2 ore da casa ed e’ il momento di fare un bilancio.
10 anni di puro godimento ciclistico, di fatica e sudore, di piacevole convivenza di divertimento.
10 anni che, grazie alla sapiente organizzazione del Condottiero, ci hanno fatto vivere e comprendere un andare in bici in un modo differente, ma forse-forse il miglior modo che ci sia.
Un ciclo che iniziato anni fa come tutte le cose e’ giusto che abbia una fine… ma quello che non puo’ finire e’ la passione che ci lega a questo maledetto ma bellissimo sport!!
AD MAIORA!!
(by Gigino)

Strike: obiettivo centrato!

















Si è fatto ritorno.... si fa sempre ritorno, ma sempre con una valigia colma e carica di tante immagini, emozioni e ora di ricordi, che rendono questi rari momenti di vita... indimenticabili. Un altro viaggio sulle due "ruote e pedali" differente e unico come sempre nel suo essere, reso possibile da un cocktail di componenti indispensabili per centrare l'obiettivo con lo spirito di Ad Maiora, sempre in bilico tra il dire e il fare:
"... alla ricerca di noi stessi, di eterna rivincita sulla quotidianità, rientrando in una dimensione più umana, di relax, di “massaggio dell’ego”, di armonia del corpo, di divertimento con se stessi e con gli altri, ma soprattutto alla ricerca di vere emozioni".
E tutto questo è stato possibile grazie alla silenziosa complicità di tutti i partecipanti che con fatica, coesione, simpatia e determinazione hanno fortemente voluto essere protagonisti per questa ennesima esperienza cicloturistica.
Nessuno potrà mai descrivervi ciò che ha realmente provato nel raggiungere la cima di una  vetta imponente, un passaggio lungo un gola scavata dall'acqua imperiosa di un fiume sorgivo, la soddisfazione di avercela fatta dopo una estenuante interminabile ascesa.... è qualcosa di personale, di intimo che conserviamo gelosamente: sono momenti che bisogna vivere in prima persona!.
Ogni cosa che inizia porta con sé il seme della fine e per Ad Maiora Bike è giunto il momento di concludere questa passione nell'organizzare il Tour estivo cicloturistico,  chiudendo in bellezza e con grande soddisfazione una esperienza durata ben 10 anni con 11 edizioni che ci hanno portato a pedalare in tutto l'arco alpino da Kranjska Gora ai Pirenei !!! che momenti abbiamo condiviso con tutti gli amici di Ad Maiora!!!.  Grazie ai tutti i 52 "friends" che si sono alternati in questi anni, partecipando alle varie edizioni e rendendo possibile questo successo.
Ogni cosa che finisce... in realtà... è sempre l'inizio di qualcos'altro.....
"Non il frutto dell'esperienza, ma l'esperienza stessa, è il fine". (W.Pater)

sabato 28 luglio 2012

La sfida 2012
















Si parte: martedi 31 luglio alle ore 7,00 avrà inizio la nostra avventura 2012!! Ecco i 14 partecipanti che hanno accettato quest'anno la sfida di Ad Maiora Bike, una avventura senza uguali, lungo la direttrice della Route des Grandes Alpes, il più affascinante fra tutti gli itinerari montani alpini (405 Km da percorrere e con un dislivello altimetrico di 9.893 mt. su 4 tappe).
  • BARONCINI VILMA
  • SINTONI ROBERTO
  • PIATESI GIAN LUCA
  • DIRANI SERGIO
  • MELANDRI EZIO
  • BENEDETTI FERNANDO
  • PINAMONTI CLAUDIO
  • CARPI ELENA
  • GIANNATTASIO MICHELE
  • FUSARI STEFANO
  • ROI FABIO
  • MONTANARI ROBERTO
  • USTIGNANI FABIO
  • BRIGNANI PIER LUIGI
Un particolare ringraziamento ai nostri Sponsor Tecnici per il contributo che hanno apportato, che è risultato determinante per la riuscita organizzativa di questo nuova avventura cicloturistica Ad Maiora:
Rag. Giulio Carone - Banca Mediolanum - Lugo
Bike Passion - Cycling Store - Faenza
Deka Viaggi - Travel service agency - S. Agata s.S.

venerdì 27 luglio 2012

CARICA BATTERIA BIKE CHARGE

BIKENCHARGE è un pratico sistema di alimentazione universale che trasforma il movimento della bicicletta in energia elettrica autoprodotta, quindi totalmente gratuita e pronta all’uso, con la quale alimentare i più comuni dispositivi elettronici portatili funzionanti a 5 Volt, attraverso un connettore USB standard. BIKENCHARGE trasforma la corrente alternata prodotta da una comune dinamo di bicicletta in corrente continua con una tensione di 5Vdc. Lavorano con questa tensione apparecchiature elettroniche come il lettore MP3, l’iPod, il telefono cellulare, le luci con batterie ricaricabili, lo smart phone, piccoli dispositivi fotografici e di ripresa video digitali, il navigatore GPS, l’e-Reader (e-Book), piccoli accumulatori di energia, sensori e misuratori elettronici, e tanti altri dispositivi portatili alimentabili mediante una comune presa USB standard. L’energia autoprodotta durante il movimento della bicicletta é quindi elettricità totalmente gratuita e rinnovabile. La progettazione accurata del dispositivo BIKENCHARGE ha permesso di mettere a punto un sistema capace di erogare una corrente di alimentazione efficace per la ricarica, a partire da una velocità di spostamento di soli 5,5-6,0 Km/h, che corrisponde alla velocità raggiunta da un adulto quando cammina a piedi con un passo spedito. Maggiore è la velocità di movimento della vostra bicicletta e maggiore sarà la corrente erogata dal sistema fino alla soglia massima utile di 500 mA, che corrisponde alla corrente erogata da un comune alimentatore da presa elettrica (da 220 Vca) o da un alimentatore per presa accendisigari di automobile (da 12 Vcc).B IKENCHARGE diventerà l’accessorio insostituibile a bordo della vostra bicicletta, che vi accompagnerà durante i vostri spostamenti quotidiani. Maggiore sarà il tempo del vostro spostamento in bicicletta ed utilizzo di BIKENCHARGE e maggiore sarà la ricarica che produrrete. Maggiore sarà il risparmio di CO2 in rapporto all’ambiente. Tutto questo senza fare ulteriore sforzo oltre al normale movimento delle vostre gambe. Non vi viene chiesto alcuno sforzo supplementare. Sarà sufficiente pedalare, con la stessa intensità che normalmente avreste impiegato per recarvi a destinazione con la vostra bicicletta. Le dinamo (non in dotazione) di ultima generazione sono infatti leggere, particolarmente silenziose, creano un attrito quasi impercettibile, non rallentano pertanto l’andatura della bicicletta, non vi chiedono di fare un sforzo fisico supplementare.
Info e Shop:
http://gialdini.com





mercoledì 25 luglio 2012

Cavina San Pietro

Sulla sommità del Monte Giorgetto, che sovrasta l'odierna Cavina, nel XIII secolo sorgeva il medioevale "Castrum Cavinae". Possesso dei Fantolini di Zerfognano, passò nel 1320 ai Manfredi che la tennero fino al XV secolo. Al XIII secolo risalgono anche le prime attestazioni della Chiesa di Cavina, intitolata a San Pietro apostolo, di cui si ha notizia a partire dal 1290. Di detta Chiesa, a cui un tempo era collegato un oratorio intitolato a Sant'Antonio, oggi non resta traccia. L'attuale chiesetta, risalente al 1935 è di modeste proporzioni, ad una sola navata con tetto a capriate, e due altari dedicati alla Madonna del Rosario.
L’ascesa che prende il via svoltando a sx dalla strada della Val Fusa (circa 4km da Zattaglia in direzione Poggiolo) è di media difficoltà nel suo complessivo in quanto solamente la prima parte (1,8 km), al borgo di Ospedaletto, presenta pendenze impegnative che si attestano su un 8% di media; giunti sul crinale si può godere di una splendida vista che arriva fino alla pianura e il fianco del Parco del Carnè. Si prosegue pedalando in un piacevole sali & scendi anche a tratti ombreggiato e che si conclude, dopo aver percorso 6 km totali, al bivio della Strada Provinciale Valletta. Si può optare a questo punto di scendere a Zattaglia – via Bitella - svoltando a sx oppure proseguire sul crinale fino a Croce di Rontana o scendere – Via Valletta - a Fognano.

Sabato 28 luglio

CAVINA & RONTANA
RITROVO ore 7.30 BAR BRIKO Lugo
DISTANZA KM 91 / 680 mt. disl.
Ultima sgambata....  optiamo quindi di non appessantire le gambe da fatiche inutili e ci dirigiamo da Lugo verso Zattaglia - via Villa Vezzano; imboccata la strada della Val Fusa dopo 4 km svoltiamo a sx per affrontare la salita della Cavina e cavalcare poi tutto il crinale, che offre una vista su tutto il Parco del Carnè, fino a giungere sulla vetta della Croce di Rontana. La discesa fino Brisighella per il rituale Caffe' Time.
Il rientro a Lugo è la nostra prossima meta, transitando dalla strada panoramica di Sarna.

Le ciclabili dell'Alta Austria

Le possibilità di andare in bicicletta in Austria sono veramente numerose: tutto il Paese è percorso da migliaia di chilometri di piste ciclabili, tracciati per mountain bike e, per i neofiti, molte regione si sono attrezzata con il noleggio di e-bike (MTB elettriche). Si pedala sulla ciclabile della Drava. 238 km di questo tracciato corrono lungo il Danubio. Sempre accompagnati dall'eterno scorrere del fiume, si attraversano cittadine e borghi incantevoli, si superano rocche, abbazie e conventi. Con la ciclabile del Salzkammergut si scopre la zona di villeggiatura degli austriaci. Pedalando su piste ciclabili in gran parte tranquille e asfaltate, si passa da un pittoresco lago a un altro. Attenzione: vi sono spesso piccole salite da affrontare. Offre tante esperienze in soli 115 km il tratto della ciclabile dell'Inn che corre in Alta Austria. Il percorso si snoda in gran parte su strade di servizio, secondarie o principali relativamente poco trafficate. I tratti più lunghi corrono su piste sterrate. Per questo sono consigliabili bici da cicloturismo  o mountain-bike.
Riserva tante emozioni anche la ciclabile dei Romani (Römerradweg) lunga 180 km. Lungo il percorso s'incontrano numerosi siti e tracce di insediamenti romani. Due impianti Kneipp a Waldzell e Altheim offrono refrigerio nelle giornate calde. Poiché le salite sono quasi inesistenti, questa ciclabile è particolarmente indicata per le famiglie.
Ma anche il Salzkammergut è un paradiso per gli amanti della mountain-bike.

martedì 24 luglio 2012

Goliardicamente...........

L'annuncio della mancata partecipazione del campionissimo Tino Bura al Tour ADM 2012, ha indubbiamente destato in tutto l'ambiente ciclistico, una certa curiosità e scalpore sulle reali motivazioni di questa inaspettata decisione. Chi ha avanzato ipotesi di un suo coinvolgimento nell'inchiesta sulla Banda della Magliana per un traffico illecito con la Romania di maccheroncini trafilati al bronzo contraffatti, chi semplicemente ha interpretato questa clamorosa scelta in un mancato "via-libera" negato dalle autorità di Barbians City a seguito di tutta la vicenda doping che lo ha visto protagonista negli anni scorsi (vedi... Maledetto Jonny), ed infine l'ipotesi più accreditata è quella indirizzata esclusivamente al suo stato scadente di forma attuale e che si trascina ora mai dallo scorso anno, da quell'arrivo vittorioso sul Monte Crostis.
Bura non ti dimenticheremo!!!!.

Don Camillo e la bicicletta.

Nel racconto scritto dal Guareschi "La bicicletta", tratto dal volume Mondo piccolo "Don Camillo e il suo gregge" ci si commuove nel rileggere la vera storia della nostra terra da un insolito punto di osservazione:
“Non si riesce a capire come, in quella fettaccia di terra che sta fra il grande fiume (il Po, nda) e la grande strada (la Via Emilia), ci sia stato un tempo in cui non si conosceva la bicicletta. Difatti, alla Bassa, dai vecchi di ottant’anni ai ragazzini di cinque, tutti marciano in bicicletta. E i ragazzini sono speciali perché lavorano con le gambe di sbieco in mezzo al triangolo del telaio e la bicicletta cammina tutta di traverso, ma va. I vecchi contadini viaggiano per lo più con le biciclette da donna, mentre i vecchi agrari col pancione adoperano le vecchie «Triumph» col telaio alto e montano in sella servendosi del predellino avvitato come dado al perno della ruota posteriore. C’è davvero da mettersi a ridere vedendo le biciclette dei cittadini, quegli scintillanti arnesi di metalli speciali, con impianto elettrico, cambio di velocità, portapacchi brevettati, copricatena, contachilometri e altre porcherie del genere. Quelle non sono biciclette, ma giocattoli per far divertire le gambe. La vera bicicletta deve pesare almeno trenta chili. Scrostata dalla vernice in modo da conservarne soltanto qualche traccia, la vera bicicletta, tanto per incominciare, deve avere un solo pedale. E dell’altro pedale deve essere rimasto soltanto il perno che, levigato, dalla suola della scarpa, luccica meravigliosamente ed è l’unica cosa luccicante di tutto il complesso.
Il manubrio, privo di manopole, non deve essere stupidamente perpendicolare al piano della ruota, ma deve essere spostato a destra o a sinistra di almeno dodici gradi. La vera bicicletta non ha parafango posteriore: ha soltanto quello anteriore in fondo al quale deve penzolare un buon pezzo di pneumatico di automobile, preferibilmente di gomma rossa, per evitare gli spruzzi.
Può avere anche il parafango posteriore qualora dia fastidio al ciclista la striscia di fango che si viene a formare sulla sua schiena quando piove [...]
Nella Bassa la bicicletta è una cosa necessaria come le scarpe, anzi più delle scarpe perché mentre uno anche se non ha le scarpe ma ha la bicicletta può andare tranquillamente in bicicletta, uno che ha le scarpe ma non ha la bicicletta deve andare a piedi.
Qualcuno magari osserva che questo può succedere anche in città: ma in città è un’altra cosa per via che c’è il tram elettrico, mentre nelle strade della Bassa, non ci sono rotaie ma soltanto, segnate nella polvere, le righe diritte delle biciclette e dei barocci e delle moto, tagliate ogni tanto dal solco leggero e saettante che fanno le bisce quando passano da un fosso all’altro”.

lunedì 23 luglio 2012

Cartolina dalla ... Svizzera 2004

Dozza città d'arte

L’arte si fa paesaggio urbano ed arreda i muri delle case, le strade e le piazze, dando luce ad ogni angolo ed aprendo suggestioni improvvise. Anche questo è Dozza. Per la precisione è la Biennale d’arte del “Muro Dipinto”, singolare manifestazione settembrina di pittura sui muri delle case, nel corso della quale gli artisti dipingono “dal vivo”, davanti al pubblico. La prima edizione fu organizzata dalla Pro Loco nel 1960, da un’idea di Tommaso Seragnoli e grazie alla collaborazione di altri cittadini dozzesi quali Fernando Baroncini, Ennio Sangiorgi, Gino Gardi, Mario Guermandi e Gino Nereidi. Da allora la manifestazione si è sempre più qualificata divenendo biennale d’arte moderna, nobilitata dalla partecipazione di importanti maestri della pittura, fra i quali Matta, Saetti, Sassu, Licata, Purificato, Brindisi, Sughi, Schweizer, Zancanaro, Frasnedi, Gagliardi, Mascellani e Zigaine. Il “Muro Dipinto” lasciò infatti, ben presto, la formula dell’estemporanea indiscriminata e fu una delle prime rassegne italiane ad abolire premi e graduatorie per puntare al primato dell’artista rispetto alle tentazioni egemoniche della critica. La storia del “Muro Dipinto” è quindi storia di artisti, o meglio di opere che vanno valutate per il loro valore intrinseco e non per la rispondenza a questa o quella tendenza, nella quale il tradizionale rapporto diretto città-artisti si consolida a beneficio del risultato complessivo.

sabato 21 luglio 2012

Sambuca & ritorno

E' proprio vero che gli appuntamenti "classici" riscuotono sempre un alto gradimento e alta partecipazione, come lo è stato oggi quello della Lugo -Passo della Sambuca e ritorno. Centotrentaquattro km tutto d'un fiato con la immancabile sosta panino a Palazzuolo e poi un veloce rientro (arrivo ore 12) agevolati anche dal vento favorevole.
Ovviamente l'ascesa al Passo è stata interpretata ognuno con il proprio ritmo pedalatorio, ma tutti godenti del fresco clima della mattinata che ha mitigato lo sforzo.
L'occasione è stata anche quella di sfoggiare le nuove divise ADM 2012.... indubbiamente OK!!!!. Siamo pronti e frementi per l'Ubaye... i motori girano al giusto regime.

venerdì 20 luglio 2012

Pina... Off-Road

Dopo tanti rumors che hanno scatenato il web in questo ultimo mese, Pinarello fa la sua tanto attesa entrata nel mercato MTB. Pinarello inizia ufficialmente il suo primo programma off-road seguendo la stessa filosofia che l’ha portato ad essere uno dei nomi più importanti del ciclismo su strada: INNOVAZIONE CONTINUA. Azienda storica, celebre per i suoi design innovativi e rivoluzionari, Pinarello ha applicato la sua capacità di sviluppare soluzioni altamente performanti al mondo dell’off-road. In netto contrasto alla diffusa convinzione che niente di nuovo potesse essere migliorato su un telaio MTB, il nuovo DOGMAXC 9.9 è un impressionante concentrato di innovazione che offre un vasta gamma di soluzioni avanzate; e più in dettaglio il carro posteriore ONDA XC Asymmetric Twin Arms. Questo sistema rivoluzionario divide sia verticalmente che orizzontalmente i pendenti posteriori, disperdendo le vibrazioni in maniera più uniforme attraverso una superficie più ampia, donando a questo telaio un confort senza rivali per una MTB, senza perdere nulla in reattività. Nell’ottica di aumentare in maniera sensibile comfort di guida e stabilità, i tecnici del PinarelloLab hanno volto la loro attenzione al design di telai da hardtrail tradizionali. Nei telai tradizionali infatti, i pendenti verticali si congiungono al tubo sella e al tubo orizzontale nello stesso punto, causando la trasmissione di impatti e vibrazioni dalla ruota posteriore direttamente al tubo orizzontale. Pinarello ha separato il telaio in due triangoli distinti spostando i pendenti verticali leggermente sopra al tubo orizzontale, in modo da eliminare la trasmissione dello shock dal carro posteriore al tubo orizzontale, donando più stabilità al telaio. Il carro posteriore è stato modificato per migliorare non solo comfort e stabilità, ma anche la frenata. Pinarello rompe con la posizione tradizionale del freno posteriore sui verticali e lo sposta sul fodero orizzontale. Quest’ultimi sono asimmetrici e sovradimensionati per gestire perfettamente la frenata senza che quest’ultima incida sulla stabilità della bicicletta. Posizionare il freno sul un carro asimmetrico posteriore garantisce al ciclista un azione frenante più simmetrica.

BeviMagnaLonga

La festa unisce alla scoperta di sentieri e della castagneta di Alfero la degustazione di prodotti tipici del territorio. Organizzata dalla locale pro loco, la passeggiata enogastronomia parte dal centro del paese per districarsi tra boschi di castagni e verdi sentieri montani. La "bevimagnalonga" è il binomio perfetto tra natura e cibo. L'escursione, infatti, ha l'intento di far conoscere il territorio, la sua natura e le sue peculiarità gastronomiche. Nel percorso, creato attraverso tappe intermedie, sono organizzati banchetti dove è possibile degustare, tra una camminata e l'altra, piatti tipici del territorio.

Pedala l'Arte

Importanti centri storici della Regione Emilia-Romagna da visitare in bicicletta con la guida di una mappa e di un navigatore satellitare. Nuovi strumenti e nuove tecnologie al servizio di rilassanti e divertenti visite tra monumenti di ogni epoca, palazzi storici e parchi urbani, lungo itinerari che percorrono l'atmosfera e la vita delle antiche città e la rete dei vicoli delle zone pedonali.
Un grande percorso principale unisce le città di Parma, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì e Faenza, dall'Emilia alla Romagna, dall'Appennino al Mare.
I percorsi più suggestivi all'interno dei centri storici sono segnalati in mappa e disponibile come file di navigazione. Fuori dalle città percorsi secondari e varianti invitano a scoprire la natura, la collina, i borghi e in centri minori di questo territorio.

giovedì 19 luglio 2012

Alpe della Luna

Tra borghi silenziosi e crinali ammantati di boschi si può ripercorrere, nella Riserva Naturale dell'Alpe della Luna, i luoghi raccolti e misteriosi che cinque secoli fa ispirarono la sublime arte di Piero della Francesca. La luna più imponente è un dirupo di marna e arenaria alto 200 metri, quasi verticale, impressionante. Vista dai colli di Sestino e di Badia Tedalda, la Ripa della Luna ha la forma di una falce. La Riserva si estende su una vasta area che va dalla Valtiberina, alle Marche. Ha una superficie complessiva è di 1540 ettari, tra i 520 a 1453 metri. Si tratta essenzialmente di un vasto territorio boscato. Alle quote superiori predomina la faggeta, mentre più in basso si trovano boschi di cerro, carpino nero, ecc. L'elevato isolamento ha permesso di mantenere quest'area in uno stato ancora pressoché selvaggio; non vi sono grandi strade di comunicazione, (Passo del Frassineto / Passo di Viamaggio) ma solo strade forestali e sentieri per l'escursionismo, e non sono presenti al suo interno insediamenti abitativi significativi.
Si narra che durante una delle celebri feste che i conti di Montedoglio tenevano nel loro castello di Badia Tedalda, il giovane conte Manfredi di Montedoglio conobbe Rosalia, figlia del signore e podestà di Colcellalto, e se ne innamorò perdutamente. Ma la famiglia del giovane ostacolava in ogni modo questa unione. Tuttavia sempre più frequenti erano le visite del conte a Badia Tedalda per rendere omaggio alla sua bella. Fu durante una sera di luna piena, mentre i due stavano al balcone a scambiarsi tenere frasi d´amore, che Rosalba svelò al giovane il segreto dell´Alpe della Luna. La fanciulla disse al conte: "Vedete, Messere, se, quando la Luna sembra appoggiata all´Alpe, uno potesse toccarla tutti i suoi desideri sarebbero esauditi. Inoltre si narra che sull´Alpe siano nascosti immensi tesori, ma che nessuno sia mai riuscito a scovarli. L´Alpe appartiene infatti alla Luna e lei uccide chiunque osi avvicinarsi per trafugare i suoi tesori". Vorremmo precisare a questo punto che secondo la tradizione i rapinatori dei viandanti e delle diligenze che da Sansepolcro attraversavano la via della Romagna, della vicina Umbria o il passo di Bocca Trabaria, nascondevano la refurtiva proprio nei boschi dell´Alpe e uccidevano quanti osavano avvicinarsi ai loro nascondigli. Rosalia tanto parlò al suo innamorato dei tesori dell´Alpe della Luna, che il giovane decise di andare sull´Alpe per toccare la Luna e impossessarsi delle sue ricchezze, in modo che poi nessuno avrebbe più potuto opporsi al loro matrimonio. La fanciulla non ebbe alcun dubbio, avrebbe seguito ovunque l´amato e lo avrebbe accompagnato anche sull´Alpe della Luna... I due innamorati, sellati i cavalli, partirono insieme, ma mai più ritornarono. Da allora carbonai, boscaioli e quanti abitavano in prossimità dell´Alpe raccontano che in certe notti di luna piena hanno udito il passaggio di due cavalli al galoppo e hanno visto due giovani con le mani protese in alto nel disperato tentativo di toccare la Luna.

Le gorges del Vercors

Il Vercors, in Francia, è un luogo eccellente per il cicloturismo per molte ragioni. Lo scenario è incredibile, le strade sono tranquille e le pendenze sono spesso più graduali . L'altopiano calcareo del Vercors si trova a sud ovest di Grenoble delle Prealpi del Delfinato. La vetta più alta è il Grand Veymont che raggiunge i 2.346 mt. Ci sono due principali rotte che da Grenoble che si arrampicano in questo massiccio montuoso, da St Nizier e da Lans-en-Vercors. Una serie di gole sono situate sul lato occidentale e è la distanza perfetta per effettuare un giro di un giorno tenendo come base di partenza Grenoble. La Gorge de la Bourne, il Grand Goulets e Combe Laval sono tra le strade più impressionanti e ardite in Francia. Queste sono strade progettate e scavate nella roccia da oltre un centinaio di anni fa.

mercoledì 18 luglio 2012

Sabato 21 luglio

LUGO - SAMBUCA e ritorno.
RITROVO ore 7.00 BAR BRIKO Lugo
DISTANZA KM 135 / 1250 mt. disl.

Siamo agli sgoccioli... il 31 luglio è alle porte. Il programma annuale di avvicinamento e preparazione al Tour UBAYE si sta concludendo con l'ultima tradizionale escursione al Passo della Sambuca. E' il weekend "pre-vigilia" (domenica prox... riposo) del Tour 2012 e anche perchè il meteo non ci da' una mano con una probabile variabilità , pertanto lasciamo l'automobile in garage per partire direttamente da Lugo. Quindi ritrovo e partenza dal Bar Briko alle ore 7.00 in punto, in bicicletta! direzione Palazzuolo e Passo della Sambuca.

E chi lo avrebbe mai detto!

... che dovessimo emigrare in Francia per partecipare ad un cicloraduno, e che cicloraduno! . Da Barcelonnette parte proprio il 5 agosto (ultimo giorno del nostro Tour 2012) un appuntamento cicloturistico incredibile, sia per la bellezza del percorso che per la sua durezza nell'affrontare ben 3 Colli - over 2000 mt - e con un dislivello complessivo di oltre 3500 mt spalmato su 120 km.
NOI non saremo certamente in grado di aggiungere questo ulteriore "peso muscolare" al già impegnativo programma pianificato Ad Maiora UBAYE e pertanto ci accontenteremo di optare per il PETIT PARCOURS che prevede la sola (!!!!) ascesa al Col de la Cayole (2345).
Siamo curiosi di capire come i francesi, che indubbiamente sono spartani nell'interpretare il cicloturismo, in quale modo organizzano una manifestazione pedalatoria.